REMS: Italia ancora inadempiente agli obblighi CEDU

Il 4 dicembre 2025, il Comitato dei Ministri – l’organo del Consiglio d’Europa cui l’art. 46 § 2 CEDU affida il compito di sorvegliare l’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo da parte degli Stati contraenti – ha adottato una decisione concernente l’esecuzione da parte dell’Italia della sentenza resa nel caso Sy c. Italia.

Con tale sentenza, resa in data 24 gennaio 2022, la Corte europea aveva accolto il ricorso presentato dall’Avv. Prof. Andrea Saccucci, dall’Avv. Giulia Borgna e dall’Avv. Valentina Cafaro nell’interesse di un giovane paziente psichiatrico rimasto a lungo illegittimamente detenuto presso un istituto penitenziario ordinario. In particolare, in ragione della sua patologia, il ricorrente era stato dichiarato parzialmente incapace di intendere e di volere. Pertanto, l’autorità giudiziaria aveva sostituito la misura della custodia cautelare in carcere originariamente disposta nei suoi confronti con una misura di sicurezza detentiva da eseguirsi in una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (“REMS”). Tuttavia, tale provvedimento era rimasto ineseguito a causa della cronica carenza di posti disponibili nelle REMS.

Dinanzi alla Corte, il ricorrente aveva sollevato molteplici doglianze, lamentando inter alia la violazione: i) dell’art. 3 CEDU, per la mancata somministrazione in carcere di un trattamento terapeutico adeguato alla sua condizione psicopatologica; ii) dell’art. 5 § 1 CEDU, per essere stato illegittimamente detenuto in un istituto penitenziario ordinario (peraltro caratterizzato da condizioni materiali fortemente degradate) nonostante l’autorità giudiziaria ne avesse disposto il trasferimento in una REMS; iii) dell’art. 6 § 1 CEDU per la mancata esecuzione dei provvedimenti che disponevano il suo collocamento in una REMS; iv) dell’art. 5 § 5 CEDU per l’assenza nell’ordinamento italiano di un rimedio effettivo idoneo a garantirgli un’equa riparazione per la restrizione contra legem della sua libertà personale.

Egli aveva altresì sostenuto che tali violazioni derivassero da un problema strutturale dell’ordinamento italiano, rappresentato dalla cronica mancanza di posti disponibili nelle REMS e dall’inadeguatezza dell’offerta di percorsi terapeutico-trattamentali per i pazienti psichiatrici autori di reato.

Nel 2023, il Governo italiano aveva presentato dinanzi al Comitato dei Ministri due “action plans” esplicativi delle azioni intraprese in ambito nazionale per superare tali disfunzioni. Dopo aver esaminato gli action plans, il Comitato aveva giudicato insufficienti le misure adottate ed aveva indicato alle autorità i punti sui quali intervenire entro la successiva sessione di monitoraggio. Tuttavia, ad un anno di distanza da tali raccomandazioni, le autorità italiane non avevano fornito alcun aggiornamento. Di conseguenza, nella sua decisione del 13 giugno 2024, il Comitato aveva espresso profonda preoccupazione per la totale mancanza di progressi nell’esecuzione della sentenza Sy c. Italia.

Il 9 ottobre 2025, il Governo italiano ha presentato dinanzi al Comitato dei Ministri un nuovo “action plan”, nel quale ha dichiarato inter alia: i) aver avviato iniziative per individuare con precisione le effettive esigenze di ampliamento dei posti nelle REMS; ii) di aver disposto finanziamenti straordinari fino al 2027, destinati in particolare alla Regione Liguria, ove è presente una struttura che accoglie soggetti in attesa di collocamento in una REMS provenienti anche da altre regioni; iii) di aver registrato una progressiva diminuzione del numero di detenuti in attesa di trasferimento in REMS (90 nel 2020, 50 nel 2022 e 41 nel 2025); e iv) di aver promosso iniziative di formazione rivolte ai magistrati e riguardanti la valutazione dello stato di salute mentale degli imputati e la verifica della compatibilità di tale condizione con il regime carcerario.

Ebbene, con la menzionata decisione del 4 dicembre 2025, il Comitato dei Ministri – anche alla luce delle segnalazioni ricevute dalle organizzazioni non governative intervenute nel procedimento di supervisione, le quali hanno segnalato il persistere di numerose severe criticità – ha manifestato nuovamente serie preoccupazioni per la mancata adozione di misure generali appropriate da parte del Governo.

Anzitutto, il Comitato ha sottolineato la gravità della perdurante detenzione in carcere di individui in attesa di collocamento in REMS, ritenendola indicativa “di un rischio persistente di privazioni della libertà personale non conformi alla Convenzione”, ed ha invitato le autorità “ad assicurare la rapida esecuzione delle decisioni di internamento in REMS adottate nei confronti degli individui detenuti in carcere”. Il Comitato ha inoltre constatato la mancanza di progressi sostanziali nell’ampliamento della rete REMS, invitando le autorità a intensificare gli sforzi e a garantire finanziamenti adeguati, soprattutto nelle regioni con il maggior numero di persone in attesa di trasferimento. Il Comitato ha altresì sollecitato le autorità a garantire il funzionamento effettivo del sistema REMS esistente, anche attraverso la piena attuazione dell’Accordo del 2022 tra Stato e Regioni e in conformità con gli orientamenti espressi dalla sentenza della Corte costituzionale del 2022, così da ottimizzare l’uso delle risorse disponibili e assicurare un numero sufficiente di posti e la tempestività dei trasferimenti. Infine, il Comitato ha fortemente stigmatizzato la mancata trasmissione da parte delle autorità italiane di informazioni in merito alle misure adottate per far fronte alle violazioni dell’art. 5, comma 5, CEDU – riscontrata in ragione dell’assenza nell’ordinamento interno di un rimedio azionabile per ottenere la riparazione per l’ingiusta detenzione subita in carcere in attesa del ricovero in REMS – e dell’art. 34 CEDU, discendente dal ritardo con cui era stata data esecuzione al provvedimento cautelare emesso dalla Corte.

La decisione in questione non fa altro che rimarcare le gravi inadempienze dello Stato italiano rispetto all’esecuzione della sentenza resa dalla Corte nel caso Sy.

Nonostante siano trascorsi ormai quasi sei anni dal provvedimento cautelare adottato dalla Corte in quel caso e quattro anni dalla pronuncia della relativa sentenza di merito, lo Stato italiano non ha ancora posto rimedio alle disfunzioni sistemiche sottese alle violazioni convenzionali lamentate in quella sede, afferenti alla cronica mancanza di posti disponibili nelle REMS e all’inidoneità dell’offerta di alternative terapeutico-trattamentali per i pazienti psichiatrici autori di reato. La gravità di tale situazione è plasticamente testimoniata dal progressivo drammatico aumento del numero di persone che decidono di togliersi la vita in carcere, molte delle quali presentano delle fragilità di tipo psichiatrico.

Sullo stesso tema, sono pendenti dinanzi alla Corte europea numerosi altri ricorsi, alcuni dei quali patrocinati dallo stesso team dello Studio S&P. Tra di essi, in particolare, vi è il caso Ciotta c. Italia, nel quale la Corte ha chiesto espressamente al Governo italiano di prendere una posizione sulla natura strutturale della situazione sottesa al caso di specie alla luce dell’obbligo di conformarsi alle sue sentenze stabilito dall’art. 46 § 1 CEDU.

Per ulteriori informazioni, contattare lo Studio S&P all’indirizzo e-mail: studio@saccuccipartners.com

Foto di Andre da Pixabay

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