Il vetting dei giudici in Albania al vaglio della Corte europea

Con una decisione del 18 giugno 2019, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dato il via all’esame in contraddittorio del ricorso presentato da una ex-giudice della Corte costituzionale albanese e giudice ad-hoc della Corte europea nei confronti dell’Albania.

La ricorrente è stata licenziata all’esito del vetting, un eccezionale processo di rivalutazione di tutti i circa 800 fra giudici e procuratori in servizio nella Repubblica di Albania. La misura è parte del controverso pacchetto di riforme della giustizia approvato nel 2016 che ha determinato, nel giro di pochi anni, la totale paralisi del sistema giudiziario albanese. Anziché rafforzare la magistratura, la riforma ne ha significativamente indebolito l’indipendenza, esponendola ulteriormente al rischio di pressioni politiche, con ripercussioni ancora difficili da prevedere per il futuro della democrazia albanese.

Dinanzi alla Corte europea, la ricorrente lamenta plurime violazioni delle garanzie dell’equo processo e del diritto al rispetto della vita privata, anche in ragione dell’elevata politicizzazione della procedura, nonché il carattere arbitrario e sproporzionato della sanzione irrogata nei suoi confronti.

La comunicazione del caso al Governo albanese, a cui ora spetterà difendersi in contraddittorio con la ricorrente, offrirà auspicabilmente l’occasione per chiarire taluni aspetti della controversa riforma della giustizia, stante le sue inevitabili ripercussioni sull’indipendenza della magistratura.

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