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Restituzione di imposte e contributi alle imprese piemontesi colpite dall’alluvione del 1994

Con la legge finanziaria 2004, è stato consentito alle imprese piemontesi colpite dall’alluvione del 1994 che non avevano corrisposto i tributi, i contributi previdenziali ed i premi assicurativi dovuti nel triennio 1995-97 di regolarizzare la relativa posizione, entro il 31.7.2004 (termine poi differito al 31.7.2007), versando soltanto il 10% dell’importo complessivo. In tal modo, sono stati estesi a tali imprese i benefici già concessi, con la legge finanziaria 2003, ai soggetti colpiti dal sisma siciliano del 1990. In entrambi i casi, tuttavia, il legislatore italiano nulla ha disposto con riguardo a coloro che, nel periodo interessato, avevano versato imposte e contributi in misura superiore al 10%. Detto vulnus normativo è stato colmato con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11247/2010, con la quale omesso versamento e versamento in misura superiore al 10% sono stati definitivamente equiparati e, di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto alla ripetizione delle somme corrisposte in eccesso. Ciò nonostante, negli anni successivi, l’Agenzia delle Entrate, l’Inps e l’Inail hanno sistematicamente rigettato le istanze di rimborso presentate dalle società piemontesi interessate dall’evento alluvionale. Decisioni – queste – in molti casi confermate sia dai giudici di merito sia da quelli di legittimità sulla base della ritenuta applicabilità del termine di decadenza del 31.7.2007 anche nei riguardi dei soggetti che avevano regolarmente ottemperato ai propri obblighi fiscali e contributivi. Pertanto, su incarico di numerose imprese piemontesi, lo Studio S&P ha predisposto una serie di ricorsi contro lo Stato italiano per censurare la violazione dell’art. 6 § 1 CEDU (diritto ad un equo processo), nella parte in cui garantisce il diritto di accesso a un giudice ed il principio di sicurezza dei rapporti giuridici. Infatti, le giurisdizioni nazionali, ritenendo applicabile – anche alle società ricorrenti – il termine decadenziale previsto per i soli contribuenti inadempienti, hanno irragionevolmente privato le stesse della possibilità di ottenere la restituzione degli importi indebitamente corrisposti, fornendo altresì un’interpretazione della normativa di settore in netto contrasto con la giurisprudenza precedente. Inoltre, è stata lamentata la violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU (diritto al rispetto dei beni), letto anche congiuntamente all’art. 14 CEDU (divieto di discriminazione), per difetto di legalità e proporzionalità dell’ingerenza posta in essere dalle autorità italiane e perché le imprese piemontesi sono state altresì vittime di una ingiustificata disparità di trattamento rispetto alle imprese terremotate siciliane, alle quali la legge finanziaria 2015 ha garantito la possibilità di formulare istanza di rimborso per le imposte versate in eccesso sino al 1.3.2010.