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Blocco delle pensioni e diritto alla perequazione

Con la nota sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del blocco della perequazione automatica delle pensioni introdotto dall’art. 24, comma 25, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. Salva Italia), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, l. 22 dicembre 2011, n. 214.

Come inequivocabilmente statuito dalla Corte costituzionale, la sospensione del meccanismo di perequazione automatica delle pensioni, disposta con il decreto Salva Italia, viola “i limiti di ragionevolezza e proporzionalità (…) con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività” e si pone, pertanto, in contrasto insanabile con gli artt. 36, co. 1, e 38, co. 2, Cost. Eppure – a fronte di tali ineludibili rilievi – né il Governo, né il Parlamento sono intenzionati a dare piena esecuzione alla sentenza della Consulta, che avrebbe di per sé effetti erga omnes e che comporterebbe, quindi, l’obbligo di restituire ad ogni singolo pensionato i maggiori importi non percepiti in questi anni sulla base di una disposizione di legge dichiarata costituzionalmente illegittima.

Tuttavia, con d.l. 21 maggio 2015, n. 65, il Governo ha previsto una restituzione soltanto parziale di quanto non percepito per gli anni 2012-2015 a titolo di perequazione, escludendo per di più talune categorie di pensionati (quelli che percepiscono trattamenti superiori a sei volte il minimo) dal diritto a percepire qualsiasi restituzione. In tal modo, però, si finisce per vanificare un principio fondamentale dello Stato di diritto, che impone di dare esecuzione alle sentenze, specialmente a quelle che promanano dal Giudice supremo delle leggi e che vieta al legislatore di intervenire con effetto retroattivo su diritti già maturati.

Per questa ragione, lo Studio S&P è stato incaricato di intraprendere le azioni legali più opportune, anche in forma collettiva, sia dinanzi alle giurisdizioni nazionali sia dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, per assicurare la completa restituzione di quanto dovuto in esecuzione della sentenza della Corte costituzionale.  (scrivici).