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Verso l'entrata in vigore dei protocolli n. 15 e n. 16 alla Cedu

Il 1° agosto 2018 entrerà in vigore negli Stati che, ad oggi, lo hanno ratificato (Albania, Armenia, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Lituania, San Marino, Slovenia e Ucraina) il Protocollo n. 16 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Detto Protocollo introduce un procedimento che consente alle più alte giurisdizioni di uno Stato contraente, individuate su indicazione di quest’ultimo, di richiedere alla Grande Camera della Corte di Strasburgo un parere consultivo non vincolante “su questioni di principio relative all’interpretazione o all’applicazione dei diritti e delle libertà definiti dalla Convenzione o dai suoi protocolli”.

Quanto all’Italia, il 23 marzo 2018 è stata presentata una proposta di legge per la ratifica e l’esecuzione dei Protocolli n. 15 e n. 16 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Se tale proposta di legge sarà approvata, il Protocollo n. 16 entrerà in vigore nel nostro Paese dopo un periodo di tre mesi dal deposito dello strumento di ratifica presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa. In particolare, l’art. 3 della proposta di legge individua nella Corte di Cassazione, nel Consiglio di Stato, nella Corte dei Conti e nel Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana “le più alte giurisdizioni nazionali” che potranno presentare richieste di pareri alla Corte europea e prevede che la Corte Costituzionale possa provvedere sull’applicazione del Protocollo con proprio regolamento.

Il Protocollo n. 15 entrerà, invece, in vigore, ai sensi dell’art. 7 del Protocollo stesso, solo dopo che tutte le Parti contraenti della Convenzione lo avranno ratificato. Allo stato attuale, mancano all’appello soltanto quattro Paesi, tra cui l’Italia. Di grande rilevanza è la previsione di cui all’art. 4 del Protocollo, che riduce il termine per la presentazione dei ricorsi alla Corte da sei a quattro mesi dalla data della decisione interna definitiva. Tale disposizione entrerà in vigore alla scadenza di un periodo di sei mesi dalla data di entrata in vigore del Protocollo e il nuovo e più breve termine non si applicherà ai ricorsi in merito ai quali la decisione interna definitiva sia stata presa prima della data di entrata in vigore dell’art. 4.