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La "cancellazione" delle società slovene al vaglio della Corte Europea

Il 18 settembre 2017, un Collegio di cinque giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto la richiesta di rinvio alla Grande Camera presentata dallo Studio S&P nel caso Lekic c. Slovenia, ritenendo che il caso sollevi “gravi problemi di interpretazione o di applicazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, o comunque un’importante questione di importanza generale” ai sensi dell’art. 43 CEDU. La sentenza del 17 febbraio 2017, con cui una Camera della Quarta Sezione della Corte aveva escluso all’unanimità la violazione della CEDU, sarà dunque sottoposta a completo riesame da parte della Grande Camera.

In particolare, il caso riguarda la compatibilità della legislazione slovena in materia di diritto societario con il diritto di proprietà garantito dall’art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU, con il diritto ad un equo processo sancito dall’art. 6 CEDU e con il diritto ad un rimedio interno effettivo previsto dall’art. 13 CEDU.

Con una legge approvata nel 1999 (il Financial Operations of Company Act, c.d. FOCA), la Slovenia aveva stabilito la misura eccezionale della cancellazione d’ufficio delle società che si presumevano inattive, con conseguente responsabilità personale illimitata dei soci per i debiti sociali indipendentemente dal ruolo da ciascuno di essi svolto nella governance societaria.

Tale misura, che vanificava completamente il principio di responsabilità limitata, ha interessato più di 24.000 piccole e medie imprese slovene (secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia sloveno) e provocato un contenzioso seriale di fronte alle corti interne e alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Nel caso Lekic, la Camera ha escluso le violazioni lamentate dal ricorrente considerando che la cancellazione della sua società dovesse essere considerata alla stregua di una “sanzione” per non essersi conformato alla nuova disciplina societaria, ritenuta “chiara” e “prevedibile”.

Tuttavia, la Camera non ha considerato il fatto che nemmeno il Governo sloveno aveva sostenuto vi fosse responsabilità da parte del sig. Lekic nella gestione della società e, soprattutto, che, a causa di successivi emendamenti del Parlamento e interventi della Corte costituzionale slovena, nel giro di pochi anni il FOCA ha subito modifiche tali da renderne assolutamente incerta l’applicazione, soprattutto per piccoli e medi imprenditori che non possono permettersi una consulenza legale permanente.

Per queste ragioni, l’accoglimento dell’istanza di rinvio del caso alla Grande Camera rappresenta un’ottima notizia per tutti coloro che sono stati vittime dell’intervento legislativo e che hanno subito (e stanno ancora subendo) gravissime ripercussioni personali e patrimoniali a causa delle azioni esecutive intraprese nei loro confronti dai creditori delle società cancellate. Allo stesso tempo, l’accoglimento dell’istanza di rinvio è motivo di grande soddisfazione per i professionisti di S&P che confermano così il loro ruolo nella difesa dei diritti umani anche in Slovenia.