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Tutela dei possessori di bond greci vittime dello swap del 2012

Con la sentenza Mamatas e altri c. Grecia, pubblicata in data 21 luglio 2016, la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata sui ricorsi presentati da migliaia di cittadini di nazionalità greca che lamentavano la violazione del diritto di proprietà e del divieto di discriminazione

per effetto dello scambio forzoso dei titoli di Stato attuato dal Governo greco nel 2012 nel quadro dell’operazione di ristrutturazione del debito sovrano richiesta dai finanziatori internazionali quale condizione per l’accesso alla seconda tranche del prestito di salvataggio.

In particolare, la Corte europea ha ritenuto che: i) i ricorsi presentati da soggetti che non avevano impugnato lo swap dinanzi al Consiglio di Stato greco fossero inammissibili per mancato previo esaurimento dei ricorsi interni; ii) la doglianza di violazione del diritto al rispetto dei beni (art. 1 del Protocollo n. 1) fosse infondata in quanto la misura di ingerenza nei beni (costituita dallo scambio forzoso dei titoli di Stato in applicazione delle clausole di azione collettiva) deve ritenersi proporzionata rispetto allo scopo di interesse pubblico perseguito; iii) la doglianza relativa alla disparità di trattamento (art. 14 CEDU) fosse infondata in ragione delle difficoltà oggettive di differenziazione tra le varie categorie di soggetti possessori di titoli di Stato e dell’urgenza con cui il Governo greco doveva adottare le misure di riduzione del debito pubblico.

La sentenza della Corte europea è dichiaratamente condizionata dall’esigenza di salvaguardare il margine di apprezzamento delle autorità greche nell’adozione di misure straordinarie di tutela dell’economia nazionale. In particolare, la Corte ha ritenuto di esaminare in modo del tutto sommario i vari profili di discriminazione censurati dai piccoli risparmiatori privati, poiché essi dovevano essere “inquadrati” “dan le cadre de la question plus générale de la nécessité de restructurer et de rendre viable la dette publique grecque” (§ 134).

La questione del carattere discriminatorio dello scambio forzoso dei titoli ai danni di privati è stata proposta, e resta pendente, dinanzi al Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite (ricorso n. 2701/2015 e ricorso n. 2868/2016) il quale - essendo auspicabilmente meno condizionato da fattori di politica economica e monetaria europea - potrebbe pervenire a conclusioni diverse, anche alla luce delle argomentazioni parzialmente difformi sottoposte al suo esame. Diversamente dalla posizione di totale chiusura assunta dalla Corte europea, il Comitato potrebbe pervenire ad una decisione favorevole ai singoli risparmiatori che hanno subito il maggior sacrificio economico per effetto delle misure straordinarie di ristrutturazione del debito greco.

Lo Studio S&P continua ad assistere i risparmiatori colpiti dallo swap sia dinanzi alle istanze internazionali sia dinanzi alle giurisdizioni nazionali.