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Ricorso alla Corte europea in materia di tariffe per prestazioni sanitarie

 

Su iniziativa di Federlab Italia, i laboratori di analisi potranno ora far valere le proprie ragioni dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Lo Studio S&P è stato incaricato di predisporre un ricorso collettivo contro lo Stato italiano per censurare la violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) subita dai laboratori di analisi per effetto dell’applicazione del nuovo tariffario approvato con D.M. del Ministero della Salute del 18 ottobre 2012. Tale decreto fissa le nuove tariffe massime per la remunerazione di molti servizi sanitari garantiti da produttori privati, comprese le prestazioni di laboratorio, colmando così un vuoto in materia che si è prolungato per molti anni anche per effetto degli annullamenti dei tariffari del 1996 e del 2006 ad opera del giudice amministrativo.

La notevole riduzione degli importi prevista dal nuovo decreto senza alcuna previa adeguata istruttoria è (o rischia di essere entro breve tempo) la causa della cessazione dell’attività dei laboratori di analisi che non potranno continuare ad operare in perdita senza coprire i costi di produzione e ancor meno senza poter realizzare alcun utile. In sostanza, con il decreto in questione si è surrettiziamente imposta, mediante un “provvedimento normativo” sostitutivo della normale dinamica del mercato, una nuova struttura dell’offerta delle prestazioni di laboratorio con rilevanti riflessi occupazionali.

Per la migliore tutela degli interessi dei suoi associati, Federlab Italia ha instaurato un giudizio dinanzi alle giurisdizioni amministrative volto ad ottenere l’annullamento del DM Salute del 18 ottobre 2012, nonché a promuovere un nuovo metodo di determinazione delle tariffe caratterizzato dalla partecipazione dei produttori e basato su una approfondita istruttoria condotta con criteri scientifici.

Tuttavia, sia il TAR Lazio sia il Consiglio di Stato hanno confermato la piena legittimità del decreto, sacrificando in nome del necessario e urgente contenimento della spesa pubblica la certezza dei rapporti economici e mettendo a rischio la sopravvivenza di un fondamentale comparto produttivo del settore sanitario.