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Legge di stabilità 2015: Proroga del blocco delle retribuzioni del pubblico impiego

La Legge di stabilità 2015 (l. 23.12.2014 n. 190, in G.U. n. 300 del 29.12.2014 - Suppl. ord. n. 99) ha prorogato sino al 31.12.2015 il blocco delle retribuzioni del pubblico impiego non contrattualizzato disposto per gli anni 2011-2013 dal D.L. 31.05.2010, n. 78, e già prorogato per l’anno 2014 dal D.P.R. 4.09.2013, n. 122, (così come consentito dall’art. 16, c. 1, lett. b, del D.L. 6.7.2011, n. 98).

In sintesi il comma 256 dell’art. 1 della Legge di stabilità 2015 proroga sia il blocco degli adeguamenti della retribuzione rispetto all’aumento del costo della vita calcolato in base agli indici ISTAT, sia il blocco delle classi e degli scatti di stipendio derivanti dalla progressione automatica di carriera.

La proroga per un altro anno del blocco delle classi stipendiali aggrava ulteriormente la sproporzione del sacrificio posto a carico dei pubblici dipendenti non contrattualizzati rispetto allo scopo perseguito dalla manovra. Per questa categoria di pubblici dipendenti, infatti, continua ad essere “sterilizzato” senza possibilità di recupero il meccanismo di progressione stipendiale di cui essi godevano e gli effetti di questa misura si ripercuoteranno su tutta la vita lavorativa di coloro che la subiscono, incidendo altresì in misura sostanziale sulla contribuzione previdenziale e sull’indennità di buonuscita.

Lo Studio S&P ha già proposto dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo un’azione collettiva nell’interesse di decine di ufficiali delle Forze armate e dei corpi di polizia dello Stato ad ordinamento militare e un’analoga azione nell’interesse di un centinaio di professori e ricercatori universitari di vari Atenei italiani. A seguito della proroga del blocco, lo Studio S&P sta raccogliendo adesioni per la presentazione di nuovi ricorsi, avendo la proroga per il 2015 "riaperto" i termini per adire la Corte.