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Applicazione retroattiva del "Decreto Severino" e decadenza del seggio Parlamentare: la parola alla Grande Camera della Corte Europea

Come noto, il d.lgs. n. 235/2012 (“Decreto Severino”) ha introdotto nuove cause di incandidabilità nel caso di condanna a determinate pene detentive ed è già stato applicato in più occasioni nei confronti di titolari di cariche pubbliche elettive sia a livello nazionale sia a livello locale.

Tra le questioni più controverse vi sono quelle riguardanti l’applicabilità retroattiva del “Decreto Severino” a condanne per fatti anteriori rispetto alla sua entrata in vigore, la proporzionalità della limitazione del diritto di elettorato passivo (che non può essere comunque inferiore a sei anni) e l’assenza di qualsiasi controllo giurisdizionale sulla “delibera” di decadenza dal seggio parlamentare adottata dalla Camera di appartenenza.

Lo Studio S&P ha già presentato diversi ricorsi alla Corte europea per lamentare la violazione dell’art. 7 CEDU (nulla poena nullum crimen sine lege), dell’art. 3 del Protocollo n. 1 alla CEDU (diritto a libere elezioni) e dell’art. 13 CEDU (diritto ad un rimedio effettivo).

Il primo caso ad essere esaminato dalla Corte europea sarà il ricorso n. 58428/13, Berlusconi c. Italia, dove il ricorrente è rappresentato dal dall’Avv. Prof. Andrea Saccucci, unitamente all’Avv. Prof. Bruno Nascimbene ed a Sir Keir Starmer QC.

In data 26 aprile 2017, la Camera della Corte europea a cui il ricorso era stato assegnato ha annunciato la propria intenzione di rimettere il caso dinanzi alla Grande Camera. L’udienza di discussione del caso si celebrerà nei prossimi mesi.