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La questione dei vitalizi parlamentari dinanzi alla Corte di Cassazione...alla ricerca di un giudice imparziale

Su ricorso proposto dallo Studio S&P e dallo Studio dell'Avv. Prof. Romano Vaccarella, la Corte di Cassazione si pronuncerà per la prima volta sulla sussitenza di giurisdizione del giudice ordinario a decidere sui "tagli" ai vitalizi parlamentari disposti dalla Camera e dal Senato nell'ambito di un giudizio (ora sospeso) promosso da un ex parlamentare dinanzi al Tribunale del lavoro di Roma avverso la Camera dei Deputati. Un eventuale pronunciamento positivo da parte della Suprema Corte permetterebbe finalmente di sottoporrre allo scrutinio un giudice terzo e imparziale la legittimità di tali misure che hanno colpito in modo indiscriminato e arbitrario migliaia di ex parlamentari.

La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica hanno adottato, in questi ultimi anni, una serie di provvedimenti incidenti con effetto retroattivo sull'erogazione dei vitalizi parlamentari, dapprima disponendo la revoca del vitalizio nei confronti di coloro che abbiano subito condanne definitivi comportanti la perdita del diritto di elettorato passivo ai sensi del d.lgs. n.235/2012 (c.d. Decreto Severino); e poi deliberando pesanti decurtazioni che si applicheranno a quasi tutti i vitalizi e che comporteranno, nella maggior parte dei casi, una riduzione tra il 40% e il 60% dell'importo attualmente percepito.

Tali misure, oltre ad essere state oggetto di ampie critiche da parte di autorevoli giuristi (quali il Prof. Cesare Mirabelli, il prof. Valerio Onida, il prof. Sabino Cassese e il prof. Giuseppe Tesauro, tutti ex Presidenti della Corte costituzionale), sono state adottate dai rispettivi Uffici di Presidenza di camera e Senato senza alcuna copertura di tipo legislativo, con l'evidente finalità di evitare qualsiasi vaglio esterno di legittimità costituzionale.

Centinaia di ex parlamentari hanno proposto ricorso dinanzi agli organi di autodichia della Camera e del Senato per contestare le predette misure. Tuttavia, tali organi o si sono già pronunciati negativamente (con riferimento alla revoca dei vitalizi nei confronti dei condannati) o comunque non offrono alcuna garanzia di imparzialità rispetto alla questione da decidere, in quanto composti a maggioranza da esponenti delle stesse forze politiche che hanno promosso e sostenuto l'approvazione dei provvedimenti censurati.

Nel caso in cui la Suprema Corte dovesse escludere qualsiasi forma di sindacato da parte del giudice ordinario non resterebbe altra via che quella del ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo.